Tali e Squali - Acquario di Genova (2023)

TALI E SQUALI

Si fa presto a dire squalo. Non appena sentiamo pronunciare questa parola, la nostra immaginazione corre allo spauracchio del Grande Bianco, ma nulla è più lontano dal vero del cliché di spietato mangiatore d’uomini dei film. Ecco quindi 7 cose che forse non sai su questo meraviglioso animale.

  1. Non esiste “Lo squalo”. Esistono 400 specie nel mondo, molto diverse tra loro per comportamento, livrea e dimensioni: dal piccolo squalo lanterna nano (17 cm di lunghezza) all’enorme squalo balena (lungo fino a 20 m). Solo nel nostro Mediterraneo, le specie censite superano le 80. Anche all’Acquario di Genova ci si può fare un’idea della varietà di questo gruppo di pesci cartilaginei: dal gattuccio allo squalo nutrice passando per lo squalo grigio e allo squalo zebra. Osservando le diverse specie ospitate nelle nostre vasche, potrete notare già a prima vista quanto siano diverse per forma e comportamento: c’è chi ama restare mimetizzato sul fondale e chi, come lo squalo grigio, ha necessità di mantenersi in costante movimento.
  2. Dolce e salato. In pochi lo sanno, ma gli squali non abitano solo i mari. Una decina di specie, tra cui lo squalo leuca e lo squalo del Gange, sono in grado di vivere sia nelle acque del mare che, risalendo i fiumi, negli specchi d’acqua dolce. Altre 6 specie, invece, vivono esclusivamente in queste ultime.
  3. Sesto (e settimo) senso. Oltre al leggendario olfatto, gli squali dispongono di due “superpoteri” sensoriali: la linea laterale, un canale sotto-pelle pieno d’acqua e dotato di recettori attraverso i quali possono percepire le variazioni nella pressione circostante e individuare prede o predatori ancora prima di vederli o sentirli; le ampolle di Lorenzini, migliaia di recettori sul muso che contengono un gel in grado di condurre l’elettricità e quindi percepire i campi elettromagnetici, “sentendo” le prede nelle immediate vicinanze.
  4. Insonnia. Mentre le specie che vivono sul fondo aspirano l’acqua dalla bocca grazie alla muscolatura delle branchie, gli squali che vivono in mare aperto hanno bisogno di muoversi in continuazione per far entrare acqua e farla fluire alle branchie, dove avvengono gli scambi gassosi. Se si fermano soffocano. Per questo non “dormono” mai veramente: durante la fase di riposo rallentano solo le loro attività metaboliche.
  5. Carta vetro. È questa la similitudine che si usa più spesso per descrivere la pelle dello squalo, ricoperta da caratteristiche scaglie sormontate da dentelli inclinati verso la pinna caudale. Se potessimo accarezzare un squalo dalla coda verso il muso avremmo la sensazione di toccare la carta vetro. Questa caratteristica non è sfuggita all’uomo, che in passato usava proprio la pelle essiccata di alcuni squali (che prendeva il nome di zigrino, come una specie di squalo) per levigare oggetti realizzati con materiali pregiati, come avorio ed ebano. Viceversa, da un particolare tipo di carta abrasiva, la carta smeriglio, deriverebbe il nome di uno squalo: lo smeriglio (Lamna nasus ).
  6. Predatori o prede? Vista la grande varietà di specie e dimensioni, gli squali non sono sempre al vertice della catena alimentare. Esistono squali lunghi solo pochi centimetri, che sono ovviamente predati da altri pesci, ma anche squali più grandi possono essere attaccati da coccodrilli di mare (che possono raggiungere i 7 metri di lunghezza) o orche.
  7. Il terrore dei mari. Steven Spielberg ci ha regalato film meravigliosi e certamente anche “Lo Squalo” ha i suoi pregi. Tuttavia ha contribuito a creare la leggenda del predatore spietato e pericolosissimo per l’uomo: una psicosi alimentata dai media, che danno più peso alle morti causate, spesso accidentalmente (pare lo squalo “confonda” la sagoma della tavola da surf con quella della foca) da questi pesci ai decessi molto più numerosi dovuti persino ad animali domestici come il cane o la mucca, per non parlare di api, ragni o zanzare. Al contrario di quanto si pensi, lo squalo è un animale schivo, timido e sfuggente che quindi evita il contatto con l’uomo ogni volta che può. Il vero terrore dei mari, piuttosto, siamo noi che con la pesca intensiva, l’inquinamento e la distruzione degli habitat abbiamo portato molte specie di questo animale meraviglioso al limite dell’estinzione.

Published 4 August 2017

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Author: Dr. Pierre Goyette

Last Updated: 22/05/2023

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